Interviste/Luoghi

Luca Canova ci racconta Monticchie, ultimo scorcio di vera pianura

Monticchie 4

Nel lodigiano esiste un luogo di resistenza forte, che negli ultimi trent’anni ha saputo difendersi strenuamente nonostante le pressioni che lavoravano per cancellarlo e fagocitarlo nel cemento o nell’agricoltura intensiva.
250 ettari sopravvissuti alla caccia e alla bonifica che sono un po’ quel che resta del sogno di alcuni di fare del lodigiano il giardino della Lombardia, la periferia verde di Milano: le Monticchie sono oggi l’ultimo lembo di quella che una volta era la pianura padana, il contrafforte settentrionale dell’area che potrebbe essere dedicata al Parco del Po.
Luca Canova, zoologo presso l’Università di Parma e responsabile della Riserva, ci racconta della lotta che nei primi anni ’80 si tenne su queste terre di palude e di come nel 1983 la difesa del territorio e dell’ambiente vinsero sulle ruspe, permettendo la nascita di quest’area protetta che rimane oggi l’unica tappa possibile per alcuni uccelli migratori e un quieto rifugio per specie autoctone.
Io sono nato naturalistaci spiega – nel senso che fin da bambino ho avuto una passione forte per la natura e gli animali selvatici. Nel tempo questa passione si consolidò e a Monticchie mi sono fatto le ossa sia professionalmente sia nell’attivismo ambientalista. Credo che i miei genitori – aggiunge sorridendo – abbiano benedetto Monticchie per avermi indirizzato su una strada parallela ma separata da quel fermento politico che, nei tardi anni ’70 della mia Casalpusterlengo, era come minimo assai vivace.
Mentre camminiamo per i sentieri, Canova racconta: “Qui c’era una zona umida, una palude, allora essenzialmente canneto, che ora ha lasciato spazio a boscaglie che si sono consolidate su un terreno sempre meno umido, ma che gode comunque di un’abbondante presenza di acqua sorgiva. Ci sono specie animali che purtroppo sono diventate ormai rarissime anche qui, ma ce ne sono altre che sono tornate a popolare la zona, come il picchio verde.
L’idea che si potesse fare di Monticchie una riserva naturale venne dopo la costituzione del Parco del Ticino, nel 1974: accanto all’invasività sempre maggiore dell’espansione edilizia, industriale e agricola, iniziava a farsi strada la convinzione che si potessero immaginare dei provvedimenti a tutela del territorio.
La Regione Lombardia avviò un regime di protezione delle aree di interesse naturalistico, e Monticchie venne inserito in questo piano di salvaguardia della biodiversitàcontinua Canova – Di fatto siamo un luogo antistorico, un’oasi che molte persone dei paesi limitrofi non conoscono nemmeno. Ma Monticchie era un pezzo di territorio già fuori dalla storia negli anni ’70: si poteva vedere allora uno scorcio di habitat naturale, animali e flora che rappresentavano più l’ambiente agricolo degli anni ‘30-40 che quello del tempo. In luoghi come questo ci sono memorie che forse solo alcuni nonni custodiscono ancora. Non sono più molti gli uomini che hanno visto il luccio risalire i nostri fossi per depositare le uova, cinquecento beccaccini in volo far vibrare gli alberi, decine di migliaia di pavoncelle in migrazione o l’acqua potabile nei fontanili. Questi sono ricordi di chi ha 80 anni, non 50. Qui è rimasto un refolo di tempo perduto. Il fascino di Monticchie è stato soprattutto questo.
Luca ricorda il tempo in cui i confini dei campi erano delimitati dagli alberi, mentre oggi lo sguardo può perdersi all’orizzonte anche per venti chilometri e oltre. I paesi non si vedevano tra loro, il verde disegnava panorami completamente differenti e l’identità che si immaginava per questa terra non era certo votata alla logistica o alla chimica.
Monticchie è una finestra per capire com’era il luogo dove viviamo prima che arrivassero l’asfalto, l’urbanizzazione feroce e l’agricoltura industriale. Vi si può passeggiare, ascoltare, vedere. L’aria profuma di odori che non conosciamo più e che diventeranno più intensi con l’arrivo dell’autunno.
Un invito alla riscoperta.

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