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Le origini del lodigiano: formaggi, gente onesta, corredi di lino

foto Damiano Moretti

foto Damiano Moretti

660 Km quadrati di pianura che declina da nord a sud, delimitata dai fiumi Adda, Lambro e Po, formatasi prevalentemente da depositi marittimi e fluviali, lunga 75 Km e larga 25: questi i primi numeri del lodigiano, una terra che fin dall’inizio fu contesa e dominata da Liguri, Umbri, Etruschi, Galli e poi Romani, che latinizzarono velocemente questo territorio dalle usanze celtiche. In quarant’anni i Romani costruirono strade e templi, crearono municipi e modificarono la lingua: i lodigiani venivano presi in giro per il loro accento e la mancanza di grazia, ma lodati per l’abilità con le armi e gli attrezzi da lavoro, che in poco tempo fruttò loro un posto in Senato.
Poi fu il momento dei Barbari (Greci, Longobardi, Goti, Ungheri) che misero a dura prova i nostri territori con invasioni e scorribande. I monaci benedettini garantirono allora quel poco di conservazione che fu possibile, portando avanti con ostinazione la tradizione agricola della zona.
Dopo il 1100 Lodi divenne una terra di pascolo, coltivazioni e mercati: le paludi si asciugavano, l’industria casearia iniziava a dare i primi frutti, e il lodigiano cominciava a far gola a molti, diventando il magazzino alimentare di Milano, città che senza di noi avrebbe probabilmente dovuto affrontare periodi difficili per gli approvvigionamenti.
Nel 1600, la maggior parte dei terreni lodigiani (per nove decimi di proprietà straniera) erano adibiti a pascolo per i bovini che producevano un latte straordinario, rinomato per essere la base della produzione locale di grana, emmental, caciocavallo e stracchino: dei 68 comuni del circondario di Lodi, solo 5 non avevano almeno un caseificio.
Leggendo il testo di Giovanni Agnelli “Lodi e il suo territorio”(Edizioni LodiGraf, 1990) si evince che nei libri dell’epoca i lodigiani venivano descritti come un popolo che non conosceva ozio, nemmeno tra i ricchi proprietari terrieri: eravamo giudicati gente laboriosa e attiva, gente onesta e pulita che curava il proprio abbigliamento, tanto da divenire famosi per la nostra biancheria di lino.
Considerata una delle poche ricchezze della nostra gente (e l’unico bene che veniva impegnato al Monte di Pietà in caso di bisogno), la biancheria di lino (camicie, lenzuola, corredi) veniva commerciata, venduta e ammirata ovunque.
Sebbene fossimo un popolo carente in formazione e istruzione, ci dimostrammo sempre di buona moralità, rispettosi dell’autorità e dotati di braccia generose.

libro lodigiano

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