Lodigiano/Luoghi

L’ex convento di San Domenico, cuore della Provincia di Lodi

Lodi, nel Medioevo, era una cittadina poco toccata dalle influenze ereticali e aveva dato pochi grattacapi alla Chiesa sotto questo punto di vista. Quando però l’eresia Càtara iniziò a farsi largo tra la popolazione, il Papa spinse per l’erezione di un convento dedicato a San Domenico che fosse in grado di creare resistenza contro le sette.
Fu così che a Lodi nel XXIII secolo si formò uno scudo anticataro che in Via Fanfulla, arteria vitale della città, trovò il suo centro. Nel 1271 venne posata la prima pietra della chiesa, punto di partenza per la costruzione di un complesso di grande bellezza e di alto valore culturale ed artistico.
Nel corso dei secoli, gli edifici che andarono man mano a comporre il convento divennero il cardine della struttura urbanistica della città e quando, nel 1798, venne soppresso l’uso religioso che se ne era fatto fino a quel momento, il rischio per tutta Lodi fu evidente.
L’ex convento di San Domenico venne trasformato prima in una scuola di cavalleria, poi in una caserma, e infine i suoi spazi vennero destinati all’occupazione da parte di famiglie indigenti.
L’assenza di cure, manutenzioni e tutele, mandò persi molti affreschi e il degrado divenne contagioso. Tutto il quartiere iniziò a risentire di quell’abbandono e la desolazione fu evidente.
Grazie invece ai mezzi e alla volontà della Provincia di Lodi di riportare in vita quest’area per destinarla ad ospitare i propri uffici e le attività istituzionali, tutto il polo di San Domenico e il confinante ex convento di San Cristoforo vennero restituiti ai lodigiani in tutto il loro splendore.
Il restauro e l’accorpamento dei due complessi segnò un punto di svolta importante per la vita culturale e l’orgoglio di Lodi, che vide riqualificato in poco tempo anche tutto il suo centro storico, tra mille sforzi e molti investimenti.
I chiostri, la Sala delle Colonne, le tombe e i saloni, il dormitorio, la foresteria e il refettorio: tutto oggi è rientrato a far parte a pieno titolo del nostro patrimonio storico-culturale, e speriamo con tutto il cuore che l’incerto destino della nostra provincia non vada a guastare ciò che di buono è stato fatto finora.

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